Roberto Reggi esprime “piena soddisfazione per i contenuti del documento, che ha recepito tutte le osservazioni da noi presentate”. “E' un testo – afferma – che rappresenta le esigenze degli amministratori locali e nel quale tutti i sindaci possono riconoscersi, al di là della loro appartenenza politica”.
Il documento, firmato dai primi cittadini di Parma, Verona, Cremona, Pavia, Belluno, Novara, La Spezia, Alessandria, Padova, Modena, Asti, Lodi, Treviso, Mantova, Como e Piacenza, prende le mosse dall'assunto che “il diritto alla sicurezza ed alla qualità della vita urbana è una priorità e un bene primario dei cittadini, e il prerequisito necessario alla vita serena e allo sviluppo di ogni comunità” e che “i problemi di sicurezza urbana delle piccole e medie città, vengono sottovalutati”, essendo “ad oggi l’unico tavolo di confronto tra il governo e gli enti locali sul tema della sicurezza limitato alle sole Città Metropolitane”.
Sulla base di questa premessa i sindaci formulano una serie di precise richieste, tra le quali:
il potenziamento delle funzioni del Sindaco, pur in un contesto di attribuzione allo Stato delle competenze in tema di lotta e di repressione della criminalità, prevedendo la facoltà del Sindaco di adottare provvedimenti in materia di ordine pubblico, relativi ai reati minori e ai temi del degrado fisico e sociale del territorio; rafforzando la collaborazione tra Sindaco e Prefetto; prevedendo non solo la presenza dei Sindaci nei Comitati provinciali per l’Ordine e la Sicurezza, ma anche il loro ruolo di indirizzo nella programmazione e il coordinamento delle forze di polizia sul territorio comunale;
l'erogazione di finanziamenti specifici per progetti degli enti locali riguardanti le iniziative di sicurezza e qualità urbana;
l'introduzione di una nuova disciplina che semplifichi le procedure amministrative per la concessione o il diniego della residenza, prevedendo al contempo, coerentemente con le normative europee, requisiti più rigorosi sotto il profilo personale, della possibilità di integrazione e di maggiore coerenza con le norme urbanistiche, anche al fine di contrastare il fenomeno del degrado, del sovraffollamento urbanistico e delle locazioni irregolari;
la revisione della normativa vigente in tema di reati di grave allarme sociale, ampliando il numero dei reati previsti;
lo sviluppo di una politica delle quote di ingresso basata sul reale fabbisogno delle singole regioni, che devono farsi carico con gli altri enti locali dell’effettivo inserimento lavorativo e di integrazione degli immigrati in entrata e devono essere messi in grado di supportare con progetti e finanziamenti mirati la pressione migratoria;
l'intensificazione della lotta alla clandestinità.
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