8 Aprile

Intervista di Reggi a L'Unità: "Il Pd recuperi il contatto con la gente, come fanno gli amministratori"

Una lunga intervista concessa dal sindaco Roberto Reggi su L'Unità di oggi 8 aprile: il primo cittadino di Piacenza parla soprattutto del Partito Democratico e della sua esperienza di amministratore

Il testo integrale dell'intervista di Roberto Reggi su l'Unità di oggi 8 aprile 2010.

“Tra due anni finisco di fare il sindaco e torno a fare l'ingegnere. Purtroppo pochissimi fanno o pensano così, ma dovrebbe essere la norma. In questo partito non vedo opportunità perché è lontano dalla realtà. Troppi sono incentivati a compiacere il capo, con un meccanismo che esclude chi gode di consensi”. Roberto Reggi vinse nel 2002, quando in Emilia Romagna la destra aveva iniziato una corsa apparentemente inarrestabile: Giorgio Guazzaloca, a Bologna, Elvio Ubaldi, a Parma, Gianguido Guidotti, a Piacenza. Guidotti si apprestava a fare il bis, ma trovò Reggi sulla sua strada. Un giovane professionista, molto attivo nel volontariato cattolico, abituato a consumarsi le suole nei quartieri. Vinse mettendo insieme Ulivo, Prc e la sua lista civica.

Giunto al secondo mandato, amministra una città di frontiera. La Lega, alle ultime comunali, è rimasta ferma al 5 %. L'anno scorso è balzata al 17%, espugnando la Provincia. «Bisogna affermare il principio che la Lega non è l'unico partito capace di stare vicino alla gente - dice Reggi -. Siamo capaci anche noi, eccome. A volte ci riusciamo anche meglio di loro: quando smettiamo di arrovellarci in questioni politiche. Gli amministratori locali (su questo mi sento vicino a Chiamparino e non in sintonia con Nadia Urbinatì) sono quelli che tutti i giomi si devono conquistare un consenso che nasce solo dal contatto quotidiano con le persone. Non c'è alternativa”

Suona strano un amministratore pubblico che invita a smetterla di arrovellarsi su questioni politiche. La sua è un’attività eminentemente politica.

“Ha ragione, ho semplificato il ragionamento. Io sono iscritto al Partito democratico e sono nell’esecutivo del Pd regionale. Facendo politica nel partito a volte mi sembra di essere in un altro mondo, molto lontano dalla realtà: completamente diverso da quello in cui vivo come amministratore. Dal punto di vista dell'amministratore, l'avversario politico è il problema, non un personaggio con una casacca diversa. E’ quando affronto un problema che incontro la gente e trovo consenso”.

Ma questo tipo di lavoro non rischia di essere un po’ troppo asettico? Per battere la Lega tra la gente non ci vorrebbe anche un orizzonte ideale?

“Cè modo e modo di risolvere i problemi. Io posso limitarmi ad asfaltare una strada oppure rifare completamente i sottoservizi, spendendo molto di più, ma con un investimento i cui effetti si sentiranno nei prossimi vent’anni. E’ questa la politica che comprendono i cittadini».

Nel 2002 la sua vittoria “civica” fu uno dei primi segnali che l’ascesa della destra non era inarrestabile.

“Questa lista io l'ho riproposta. Una lista non può essere un semplice accordo elettorale. Ci devi lavorare tutto l'anno, con un rapporto complicato, perché non stiamo parlando di un'organizzazione di partito”.

In questo modo la Lega si può fermare?

“Sì, ma è un risultato che bisogna conquistare giorno per giomo. Se viene dato per scontato, si perde qualsiasi legame col cittadino”.

Perché dice che il Pd ha perso il contatto con la realtà?

“Perché troppi sono incentivati a compiacere il capo. Tutti i meccanismi delle nomine sono sottratti al consenso diretto dei cittadini. Se vuoi rimanere al tuo posto o conquistare un posto in Parlamento, hai bisogno di compiacere qualcuno. Se all'intemo del partito vuoi fare carriera, non è sufficiente amministrare bene. Uno che è parlamentare può diventare sindaco, ma il sindaco non può diventare parlamentare. Questo significa che non viene messa in discussione la possibilità di fare le due cose, ma si cerca di arginare chi come i sindaci gode di consenso. Questo meccanismo distrugge il partito”.

Perché il Pd non riesce a fare quello che fa la Lega?

“Guardi io credo che il messaggio della Lega sia una minaccia sociale molto seria…”.

Certo, ma il Pd forse non riesce a spiegare in che direzione debba cambiare la società?

“Succede purtroppo che il Pd ha lasciato agli amministratori il compito di fare politica. Non c’è mai un’azione anticipatrice da parte del partito, neanche a livello locale. Io devo spesso prendere posizioni di natura politica/partitica perché il mio partito non lo fa. L’amministratore deve fare da prete, da chierico e da campanaro. Compensa assenze di altri, che spesso parlano di vicende che non interessano se non loro stessi”.

La Lega vince facendo leva sulla paura dello straniero. Da amministratore, cosa direbbe se il partito proponesse di abolire le Province e con quelle risorse facesse, ad esempio, più asili nido, cancellando la paura che lo straniero rubi il posto ai bimbi italiani?

“Penso che il Pd debba fare proprio queste cose. Con un coraggio che ora manca. Questa partita delle Province è una cosa che non abbiamo coltivato perché a qualche nostro amministratore poteva non fare piacere”.

(L’autore è il giornalista Gigi Marcucci).
 


Scritto alle 2:23PM | Permalink | 1 Commenti [0 da approvare]

 

1 Commenti

Intervista di Reggi a LUnità Il Pd recuperi il contatto con la gente, come fanno gli amministratori 

 Più che di raffronti con l'operato della Lega (certo 
non esaltante), credo che il PD abbia bisogno, come 
osserva Roberto Reggi, di idee nuove e di una nuova 
leadership. Fra tre anni ci saranno le elezioni 
politiche e non è affatto presto ( lo dice anche Di 
Pietro), per  individuare il leader che in tale 
circostanza rappresenterà le speranze del popolo di 
centro sinistra. In quest'ottica, una valutazione 
attenta delle potenzialità degli attuali 
amministratori "di centro sinistra" sarebbe la prima 
operazione da fare e chissà che non riservi qualche 
piacevole sorpresa!
Commento di Francesco Capriotti scritto il Aprile 8, 21:08


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