31 Dicembre

Intervista di Reggi a Liberta': "Resto protagonista, con un ruolo nuovo"

In una lunga intervista a Gustavo Roccella di Libertà, il sindaco Roberto Reggi rilancia la sua amministrazione e il suo ruolo politico dopo una fase "difficile". E non mancano gli spunti polemici. Ne pubblichiamo ampi stralci.

 

In una lunga intervista a Gustavo Roccella di Libertà, il sindaco Roberto Reggi rilancia la sua amministrazione e il suo ruolo politico dopo una fase "difficile". E non mancano gli spunti polemici. Ne pubblichiamo ampi stralci.

Reggi risponde alle domande di Roccella che gli chiede della fase di riflessione appena trascorsa.

"E' stato un periodo di profonda riflessione personale (a partire da mia moglie e i miei figli fino a investire gli amici e arrivare ai miei genitori che l'hanno vissuto con particolare sofferenza) e di confronto politico intensissimo con i miei assessori, con alcuni consiglieri politici con cui mi confronto ormai stabilmente da qualche anno".
E da questo ampio consulto che cosa è scaturito?
"Dieci assessori su dieci mi hanno chiesto di continuare a fare il sindaco mettendo contemporaneamente a disposizione il loro mandato, senza se e senza ma, per consentirmi di concludere al meglio l'incarico con gli aiutanti migliori che vorrò scegliermi". "Tanti, tantissimi rappresentanti di istituzioni locali, di categorie economiche e sociali mi hanno avvicinato personalmente per manifestarmi la stima e convincermi che le mie dimissioni ora avrebbero comportato un indebolimento del sistema di governo del territorio che ha bisogno di stabilità, oggi più che mai, nella contingenza critica che stiamo vivendo. Ma la voce determinante è stata quella dei semplici cittadini che nelle modalità più diverse, in italiano e in dialetto, in incontri casuali in strada, alle manifestazioni, con lettere, mail, usando Facebook, mi hanno chiesto di rimanere al mio posto e convinto che la città non avrebbe capito la scelta di lasciare, anche se comprendono molto bene quello che sta succedendo e condividono i problemi che ho denunciato. L'avrebbero vissuto come un tradimento comunque".
Niente dimissioni, dunque.
"Sì, scelgo di rimanere al mio posto con grande convinzione e determinazione per portare a compimento nel migliore dei modi il mandato amministrativo che i cittadini con il loro voto hanno voluto affidarmi e per rilanciare un progetto politico di respiro almeno decennale che consenta a questa città di continuare a migliorare come ha fatto in questi ultimi anni".
Alle elezioni di metà 2012 lei non si potrà ricandidare. Cambiano le prospettive?
"Oggi si va a chiudere un ciclo di dieci anni che era partito due anni prima del 2002, quando iniziammo a preparare le elezioni in cui fui eletto per la prima volta. Per questo parlo di un progetto politico decennale, ne va aperto un altro. Per quanto mi riguarda intendo mantenere un ruolo da protagonista anche se diverso da quello attuale, il "noi" deve prevalere sul protagonismo singolo, vorrei poter fare dei passi indietro, avere compagni di viaggio che, a partire dagli assessori e dai consiglieri comunali di maggioranza che ci staranno, passando dai sindaci e dagli amministratori degli altri Comuni interessati fino ai militanti e ai semplici simpatizzanti dei partiti dell'attuale maggioranza consiliare, possano arrivare a coinvolgere anche parte dell'attuale minoranza".
"Questi ultimi due anni e mezzo di amministrazione vogliono quindi rappresentare l'avvio dei prossimi dieci in cui un'azione politica positiva e propositiva attraente servirà anche a contrastare l'eventualità che forze politiche ideologiche e populiste come la Lega Nord si estendano ulteriormente nel contesto politico locale minando e distruggendo la coesione sociale che tanto faticosamente abbiamo costruito nella nostra comunità. Sono molto preoccupato. Quando sono al governo questi della Lega fanno cose da rabbrividire come "White Christmas", strumentalizzano il crocifisso, vuol dire non avere nessun limite, è un'emergenza anche sociale, abbiamo il dovere di contrastarla. Alimentano la paura e ci speculano politicamente. Predicano bene e razzolano male: il peggior dipendente che ho in Comune è un leghista, e non lo posso licenziare perché la legge non me lo consente. Così come il peggior deputato che abbiamo è della Lega Nord, non porta nulla a Piacenza".
Una chiamata alle armi, la sua, sindaco. Ma l'impressione è che del Pd piacentino si sia fatto l'idea che non è propriamente all'altezza della sfida.
"Per ottenere il meglio per il futuro di Piacenza bisogna che si scelgano gli attori migliori. Lo si deve fare da questi primi appuntamenti che abbiamo davanti, le elezioni regionali di marzo, il nuovo segretario provinciale del Pd che subentrerà a Paolo Botti, più avanti il prossimo candidato a sindaco. Ci vogliono percorsi nuovi, non i soliti del passato".
Che invece vede perpetuarsi nel suo partito, è così?
"Per parlarci chiaro: Botti, che legittimamente può candidarsi alle regionali, deve capire se c'è il consenso sul suo nome, non può fare come Nino Beretta che per 10 anni in Regione ci ha fatto mancare ogni riferimento a Bologna. Il consenso vero va misurato nei circoli degli amministratori, devono esprimersi i militanti, va coinvolta la base, non basta la parola della direzione, non si è "unti del Signore" solo perché si è stati segretari. Un metodo nuovo ci vuole, quello che poi predica il Pd, le primarie, o comunque competizione vera, non finta con un candidato forte e due deboli messi lì solo per fare numero".


 

In una lunga intervista a Gustavo Roccella di Libertà, il sindaco Roberto Reggi rilancia la sua amministrazione e il suo ruolo politico dopo una fase "difficile". E non mancano gli spunti polemici. Ne pubblichiamo ampi stralci.

Reggi risponde alle domande di Roccella che gli chiede della fase di riflessione appena trascorsa.

"E' stato un periodo di profonda riflessione personale (a partire da mia moglie e i miei figli fino a investire gli amici e arrivare ai miei genitori che l'hanno vissuto con particolare sofferenza) e di confronto politico intensissimo con i miei assessori, con alcuni consiglieri politici con cui mi confronto ormai stabilmente da qualche anno".
E da questo ampio consulto che cosa è scaturito?
"Dieci assessori su dieci mi hanno chiesto di continuare a fare il sindaco mettendo contemporaneamente a disposizione il loro mandato, senza se e senza ma, per consentirmi di concludere al meglio l'incarico con gli aiutanti migliori che vorrò scegliermi". "Tanti, tantissimi rappresentanti di istituzioni locali, di categorie economiche e sociali mi hanno avvicinato personalmente per manifestarmi la stima e convincermi che le mie dimissioni ora avrebbero comportato un indebolimento del sistema di governo del territorio che ha bisogno di stabilità, oggi più che mai, nella contingenza critica che stiamo vivendo. Ma la voce determinante è stata quella dei semplici cittadini che nelle modalità più diverse, in italiano e in dialetto, in incontri casuali in strada, alle manifestazioni, con lettere, mail, usando Facebook, mi hanno chiesto di rimanere al mio posto e convinto che la città non avrebbe capito la scelta di lasciare, anche se comprendono molto bene quello che sta succedendo e condividono i problemi che ho denunciato. L'avrebbero vissuto come un tradimento comunque".
Niente dimissioni, dunque.
"Sì, scelgo di rimanere al mio posto con grande convinzione e determinazione per portare a compimento nel migliore dei modi il mandato amministrativo che i cittadini con il loro voto hanno voluto affidarmi e per rilanciare un progetto politico di respiro almeno decennale che consenta a questa città di continuare a migliorare come ha fatto in questi ultimi anni".
Alle elezioni di metà 2012 lei non si potrà ricandidare. Cambiano le prospettive?
"Oggi si va a chiudere un ciclo di dieci anni che era partito due anni prima del 2002, quando iniziammo a preparare le elezioni in cui fui eletto per la prima volta. Per questo parlo di un progetto politico decennale, ne va aperto un altro. Per quanto mi riguarda intendo mantenere un ruolo da protagonista anche se diverso da quello attuale, il "noi" deve prevalere sul protagonismo singolo, vorrei poter fare dei passi indietro, avere compagni di viaggio che, a partire dagli assessori e dai consiglieri comunali di maggioranza che ci staranno, passando dai sindaci e dagli amministratori degli altri Comuni interessati fino ai militanti e ai semplici simpatizzanti dei partiti dell'attuale maggioranza consiliare, possano arrivare a coinvolgere anche parte dell'attuale minoranza".
"Questi ultimi due anni e mezzo di amministrazione vogliono quindi rappresentare l'avvio dei prossimi dieci in cui un'azione politica positiva e propositiva attraente servirà anche a contrastare l'eventualità che forze politiche ideologiche e populiste come la Lega Nord si estendano ulteriormente nel contesto politico locale minando e distruggendo la coesione sociale che tanto faticosamente abbiamo costruito nella nostra comunità. Sono molto preoccupato. Quando sono al governo questi della Lega fanno cose da rabbrividire come "White Christmas", strumentalizzano il crocifisso, vuol dire non avere nessun limite, è un'emergenza anche sociale, abbiamo il dovere di contrastarla. Alimentano la paura e ci speculano politicamente. Predicano bene e razzolano male: il peggior dipendente che ho in Comune è un leghista, e non lo posso licenziare perché la legge non me lo consente. Così come il peggior deputato che abbiamo è della Lega Nord, non porta nulla a Piacenza".
Una chiamata alle armi, la sua, sindaco. Ma l'impressione è che del Pd piacentino si sia fatto l'idea che non è propriamente all'altezza della sfida.
"Per ottenere il meglio per il futuro di Piacenza bisogna che si scelgano gli attori migliori. Lo si deve fare da questi primi appuntamenti che abbiamo davanti, le elezioni regionali di marzo, il nuovo segretario provinciale del Pd che subentrerà a Paolo Botti, più avanti il prossimo candidato a sindaco. Ci vogliono percorsi nuovi, non i soliti del passato".
Che invece vede perpetuarsi nel suo partito, è così?
"Per parlarci chiaro: Botti, che legittimamente può candidarsi alle regionali, deve capire se c'è il consenso sul suo nome, non può fare come Nino Beretta che per 10 anni in Regione ci ha fatto mancare ogni riferimento a Bologna. Il consenso vero va misurato nei circoli degli amministratori, devono esprimersi i militanti, va coinvolta la base, non basta la parola della direzione, non si è "unti del Signore" solo perché si è stati segretari. Un metodo nuovo ci vuole, quello che poi predica il Pd, le primarie, o comunque competizione vera, non finta con un candidato forte e due deboli messi lì solo per fare numero".



Scritto alle 2:48PM | Permalink | 0 Commenti [0 da approvare]

 

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