Ecco uno stralcio dell'intervista concessa da Roberto Reggi a Gianfranco Salvatori della "Cronaca"
Sindaco, ma questo Pd del Nord è fattibile?
«E’ certo che il Nord deve contare di più nella politica nazionale. E anche all’interno del Pd».
Perché?
«Il Nord è riconosciuto come ben amministrato e tecnologicamente avanzato. Il Nord Italia è sempre posizionato ai primi posti delle classifiche e questi sono segnali di una buona ed efficiente amministrazione. Dobbiamo poter dire la nostra».
Molti esponenti del Pd del Nord hanno evidenziato un difetto di rapporti con il territorio...
«E’ vero, ma non dappertutto. Oggi la politica la fanno gli amministratori. Dove governano e hanno consenso c’è un legame
con i cittadini. Dove non hanno consenso non c’è legame e il consenso si costruisce con una buona amministrazione».
Cosa manca al
Pd per decollare?
«Deve smettere di essere autoreferenziale. Deve smettere di puntare sui vecchi meccanismi, con le liti che c’erano nei vecchi partiti. Si sta sui giornali per temi che non interessano ai cittadini, come ad esempio il caso Villari (un sondaggio ha mostrato che solo il 2 per cento degli intervistati sapeva di cosa si trattasse, ndr) quando poi la gente perde il lavoro o ha problemi economici. Ecco, questo fa arrabbiare gli amministratori locali che non trovano interlocutori a livello nazionale. A me, oggi, non verrebbe nemmeno in mente di chiedere aiuto a Veltroni, Rutelli e ad altri. Lavorano ancora utilizzando vecchi sistemi. Occorre un salto generazionale. Anch’io sono superato. Ma a Roma vorrei vedere altre facce. Ho proposto una consulta degli amministratori e in una settimana hanno aderito in 300».
«La politica si fa così, ascoltando i cittadini e dando loro risposte. Il resto sono chiacchiere».
Un altro scontro nel Pd, in questi giorni, riguarda la necessità o
meno di un congresso , perché la leadership di Veltroni
a tanti non piace più.
«Questi hanno il problema di conservare il posto di lavoro».
Lei parla schietto come un leghista...
«No, è un problema oggettivo. Temono la scalata dei giovani, che possono togliere loro i posti. Molti di questi non hanno neanche un lavoro. Io e altri, invece, potremmo lasciare la politica e tornare al nostro impiego. Per i giovani, però, è difficile avanzare perché la conservazione è grande. La classe dirigente vuole mantenere lo status quo. Allora, sono i giovani che devono prendere l’iniziativa. E questo non solo nel Pd, ma anche nel centrodestra, basti guardare a Forza Italia. Io mi sento un po’ un talent scout. Ho scelto assessori giovani, motivati, non guardando alla loro storia politica, ma a quello che sanno fare. Se sono bravi o meno. L’assessore De Micheli è uno di questi, ad esempio».
La prossima primavera ci saranno
le elezioni provinciali. Il Pd si è ricompattato su Boiardi,
un nome che aveva provocato divisioni all’interno del partito.
E’ stato difficile?
«No. E poi il primo a proporlo sono stato io. Ora bisogna attendere che si definisca un buon programma ».
Ma il Pd è unito sul nome di
Boiardi?
«Non sono emerse altre candidature, da questo punto di vista si può dire sì».
Come affronterete le elezioni?
«Sul piano politico, vanno allargati il consenso e le alleanze. Ma questa è una mia idea, personale. E’ stato dimostrato che la lista civica è importante per attrarre chi non si riconosce
nei partiti. Non comprendere questo, significa non capire il territorio, da un punto di vista politico».
E’ fiducioso sulla vittoria di Boiardi?
«Sono fiducioso, perché ci sono bravi amministratori che possono mantenere i voti».
Si è parlato di “vecchi” nel Pd. Boiardi è da considerare “vecchio”? Reggi sorride, poi afferma: «E’ vecchio come me».
Per il Pd serve un salto generazionale Lintervista di Roberto Reggi a Cronaca
Commento di Marco Tagliaferri scritto il Novembre 26, 12:51