14 Aprile

Giorgio La Pira, il modello del sindaco Roberto Reggi

Nel suo discorso di investitura per la corsa al secondo mandato, Roberto Reggi si ispirò al grande sindaco cattolico di Firenze.

Ecco il testo della lunga citazione dalla biografia di La Pira che fu letta da Reggi:

Uno strano politico
(brano tratto dalla biografia di Giorgio La Pira)

È una fresca giornata di settembre, in centro i turisti passeggiano ammirando la bellezza di una città che sta pian piano rinascendo. Dieci anni dopo il passaggio del fronte - siamo nel 1954 - Firenze sta cancellando dal suo volto i segni della guerra anche se, mentre si restaurano i palazzi, restano aperte tra la gente molte ferite che si chiamano miseria, disoccupazione, famiglie senza casa, anziani e bambini bisognosi di assistenza.

In piazza Signoria, gli stranieri si fermano a godersi il fresco guardando stupiti la solida eleganza di Palazzo Vecchio, in cui da oltre sei secoli si amministra il governo della città. Dentro le mura disegnate da Arnolfo però il clima è rovente. Giorgio La Pira, sindaco da tre anni, gioca una partita decisiva per il futuro della sua giunta. Eletto nelle liste della Dc, ha ricevuto nel 1951 il testimone di primo cittadino dal comunista Fabiani, ed ha subito affrontato in maniera coraggiosa i problemi più urgenti: gli sfratti, i licenziamenti, la condizione di miseria che tocca l'8% della popolazione fiorentina. Ha cercato di rilanciare il ruolo internazionale di Firenze come città di pace capace di attrarre a sé, per la sua storia e la sua bellezza, tutti i popoli. Non gli sono mancate, per questo, le critiche.

Per il bene della città ha utilizzato, senza troppi riguardi, tutti gli strumenti che la legge gli mette a disposizione, ha assunto iniziative drastiche che hanno fatto discutere i giornali di tutta Italia.

Adesso, le dimissioni di due assessori liberali lo costringono a tornare davanti al Consiglio Comunale. Il dibattito è duro, La Pira è accusato di aver travalicato i suoi compiti: la discussione si è già trascinata per ore.

Quando il sindaco prende la parola, per replicare agli attacchi ricevuti, lo fa con foga accompagnando le parole con il caratteristico gesticolare ampio e vorticoso delle mani. «Ebbene signori Consiglieri, io ve lo dichiaro con fermezza fraterna ma decisa: voi avete nei miei confronti un solo diritto: quello di negarmi la fiducia! Ma non avete il diritto di dirmi: signor sindaco, non si interessi delle creature senza lavoro (licenziati o disoccupati), senza casa (sfrattati), senza assistenza (vecchi, malati, bambini). È il mio dovere fondamentale, questo: dovere che non ammette discriminazioni e che mi deriva prima che dalla mia posizione di capo della città - e quindi capo dell'unica e sollidale famiglia cittadina - dalla mia coscienza di cristiano: c'è qui in gioco la sostanza stessa della grazia e dell'Evangelo!».

Si tratta insomma, esclama La Pira, di intervenire «con tutti gli accorgimenti che l'amore suggerisce e la legge fornisce» perché la sofferenza dei cittadini sia diminuita: un sindaco, e un sindaco cristiano specialmente, non può fare altro. E dopo questa prima sparata, incalza: «Ripeto, voi avete un diritto nei miei confronti: negarmi la fiducia. Dirmi con fraterna chiarezza: signor La Pira, lei è troppo fantastico e non fa per noi! Ed io vi ringrazierò: perché se c'è una cosa cui aspiro dal fondo dell' anima è il mio ritorno al silenzio e alla pace della cella di San Marco, mia sola ricchezza. Ed è forse bene, amici, che voi decidiate così.

lo non sono fatto per la vita politica nel senso comune di questa parola: non amo le furbizie dei politici e i loro calcoli elettorali; amo la verità che è come la luce; la giustizia che è un aspetto essenziale dell' amore; mi piace di dire a tutti le cose come stanno: bene al bene e male al male. Un uomo così fatto non deve restare più oltre nella vita politica, che esige - o almeno si crede che esiga - altre dimensioni tattiche e furbe! Ma se volete che resti ancora sino al termine del nostro viaggio, allora voi non potete che accettarmi come sono: senza calcolo, col solo calcolo di cui parla l'Evangelo: fare il bene perché è bene. Alle conseguenze del bene fatto ci penserà Iddio».

La vita di Giorgio La Pira

1904 Il 9 gennaio nasce a Pozzallo (Ragusa).

1914-22 È a Messina: si diploma in ragioneria, consegue poi la maturità classica e si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza.

1926-33 Si trasferisce a Firenze, per seguire il Professor Betti, relatore della sua tesi di laurea. Diviene Incaricato di Diritto Romano.

1934 Vince la Cattedra di Diritto Romano all'Università di Firenze. Fonda la Messa di S.Procolo, per l'assistenza materiale e spirituale dei poveri.

1939 Fonda e dirige la rivista "Principi". La rivista è soppressa dal regime fascista.

1943 Ricercato dalla polizia, si nasconde prima nei dintorni di Siena poi a Roma.

1945 Deputato all'Assemblea Costituente.

1949 Sottosegretario al Ministero del Lavoro.

1951-56 Sindaco di Firenze: lotta contro la disoccupazione e i licenziamenti; straordinario impegno per l'edilizia popolare pubblica; incontri internazionali di Firenze.

1956-57 Rieletto Sindaco. Crisi della maggioranza centrista e dimissioni.

1958 Nuovamente eletto alla Camera dei Deputati.

1959 Viaggio a Mosca; parla al Soviet Supremo.

1960-64 Per la terza volta Sindaco di Firenze, a capo di una giunta di centro-sinistra.

1965 Impegno per la pace in Viet Nam; viaggio ad Hanoi.

1967-75 Intensa attività internazionale; eletto Presidente della Federazione Mondiale delle Città Unite, si impegna per il dialogo in Europa, per il Medio Oriente, per la decolonizzazione.

1976 Ancora eletto alla Camera dei Deputati.

1977 Muore a Firenze, il 5 novembre.



Scritto alle 4:17PM | Permalink | 1 Commenti [0 da approvare]

 

1 Commenti

Giorgio La Pira, il modello del sindaco Roberto Reggi 

Dentro di me ce lo stesso spirito
di"GiorgioLaPira",che purtropo sarà destinato
morire,ameno che non riesca a trovare almeno un suo
simile......, 
Commento di scritto il Agosto 24, 23:19


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