Si può condividere un provvedimento legislativo che punisce una condizione di nascita - l'essere straniero - invece che la commissione di un reato o un comportamento contrario alla legge? Mi è difficile dare una risposta affermativa a questa domanda. Mi è difficile da sindaco di Piacenza, ma anche da semplice cittadino e da cristiano, che in un tema complesso e urgente, quale quello dell’immigrazione, si è fatto spesso guidare dallo straordinario insegnamento di Giovanni Battista Scalabrini, vescovo della nostra città e fondatore della congregazione in prima linea da oltre 120 anni nell’assistenza ai migranti in tutto il pianeta. Sono convinto che l’introduzione del reato di clandestinità, approvato in via definitiva nei giorni scorsi dal parlamento della Repubblica, non porti alcun contributo concreto alla lotta all’immigrazione illegale, e acquisti invece il carattere di una vera e propria persecuzione, messa in atto nei confronti di uomini e donne, prima ancora che stranieri, regolari o irregolari. Ridotti a vittime di "sofferenze come ha sostenuto il cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi, nella sua omelia di domenica in Duomo - causate da 'discutibili' provvedimenti attuati da quei Paesi ricchi che dovrebbero impegnarsi più degli altri in 'seri' percorsi di accoglienza".
Al di là delle fondamentali questioni di principio, viene poi da domandarsi quali possano essere le conseguenze pratiche dell’introduzione di un nuovo reato sull’operato delle procure e degli uffici di giustizia di tutto il paese, già alle prese con enormi difficoltà nello smaltire in tempi ragionevoli il lavoro dell’attività giudiziaria. Si profila un ulteriore appesantimento di pratiche e procedimenti, che va nella direzione opposta di quello snellimento dei processi, tante volte auspicato.
A Piacenza da anni ormai viene profuso un grande sforzo per trasformare in azioni concrete i "percorsi di accoglienza" evocati dal cardinal Tettamanzi.
A partire dall’ondata migratoria cominciata negli anni ’90, queste azioni sono state il segno di una comunità che ha agito unita, mettendo insieme il lavoro della pubblica amministrazione, con le migliori esperienze dell’associazionismo laico e religioso e del mondo della scuola. Ad un atteggiamento rigoroso nei confronti dell’illegalità, queste azioni hanno saputo coniugare misure tangibili di integrazione per tutte quelle persone approdate da noi per lavorare onestamente e produrre ricchezza.
La presenza di cittadini stranieri è infatti un elemento che arricchisce il territorio, prima di tutto in termini economici, visto il loro fondamentale apporto al tessuto produttivo locale. Guardare a questo fenomeno in maniera costruttiva e propositiva, anziché banalizzarlo attraverso politiche di generalizzata criminalizzazione, è il solo modo per conseguire una concreta e piena integrazione.
Oggi, da sindaco di Piacenza, posso dire che siamo in grado di dispiegare diversi livelli di intervento per i cittadini stranieri, con una vasta gamma di percorsi e soluzioni che chiamano in causa il senso di responsabilità dei migranti, e offrono loro diritti inalienabili, in cambio del fermo rispetto dei doveri. A fianco di una serie di attività di integrazione che trovano un’espressione importante nel mondo della scuola, l’impegno dell’amministrazione per favorire il lavoro regolare può contare da alcuni mesi su un Protocollo d’Intesa per la realizzazione di un elenco di assistenti familiari qualificate (le badanti così preziose per l’assistenza ai nostri anziani), realizzando così un servizio sperimentale per sostenere e orientare le famiglie nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, e favorendo così la regolarità nell’ambito dell’assistenza familiare. Inoltre un perno fondamentale dell’integrazione è la partecipazione delle comunità straniere alla vita pubblica della città: tra le Consulte cittadine, quella dedicata a Immigrazione e Mondialità riunisce 21 associazioni, particolarmente attive nell’interpretare, al meglio, il ruolo propositivo e di confronto costruttivo che questo organismo è chiamato a ricoprire.
C’è un altro aspetto nel pacchetto sicurezza approvato in parlamento che non può che destare pesanti perplessità, già manifestate nei mesi passati. Le cosiddette “ronde” che contrastano con la fondamentale esigenza di salvaguardare la dimensione pubblica della sicurezza. Come sindaco non posso accettare che questa sfera della pubblica amministrazione venga delegata ai privati, né posso ammettere che vengano distolte risorse e unità operative impegnate in servizi di pubblica utilità, per destinarle al controllo delle cosiddette ronde, costituite da cittadini che non solo non hanno la preparazione e le competenze adeguate in materia, ma rischiano di fare del male a se stessi e agli altri. La strada che stiamo perseguendo a Piacenza, attraverso la fondamentale opera di collaborazione e di coordinamento con le forze dell’ordine, è quella della sicurezza partecipata: un modello che affida a ciascun cittadino la funzione di “sentinella” del territorio, derivante dal semplice vincolo di appartenenza alla comunità. Ognuno di noi è chiamato a segnalare alle forze dell’ordine eventuali reati o azioni illecite: è la strada della responsabilità e della partecipazione virtuosa, che non ricorre ad alcuna delega dell’uso della forza a presunti gruppi organizzati, non in grado di risolvere i problemi, e che sarebbero facilmente oggetto di strumentalizzazione politica.
Prima firma ordinanze anti-prostituzione, ordinanze contro la vendita di alcolici per strada ed ordinanze antidegrado. Il tutto avvalendosi dei poteri derivanti da una normativa speciale introdotta da un governo di centro-destra che qualcuno a sinistra non condivide. Poi scrive questa lettera. Non che entrambe le posizioni siano sbagliate o giuste, basta motivarle politicamente e con sincera buonafede. E' che quando vengono dalla stessa persona, sinceramente e con tutto il rispetto, non le comprendo.Commento di Gianni Rossi scritto il Luglio 8, 01:17
Benvengano gli stranieri e la loro integrazione nella comunità, sempre che sia nell'assoluta legalità. C'è il grosso rischio che si creino zone ghetto (via Colombo ad esempio è popolata da extracomunitari e se ci fate un giro la sera provate un pò a dire se ci si sente sicuri: ieri stavo per essere investito sulle strisce da un tipo che poi mi ha anche insultato, in slavo). Per la cronaca ero li a cercare la mia bici che mi era appena stata rubata e non penso che il ladro abbia un lavoro e uno stipendio, altrimenti se la sarebbe comprata. Ho girato tutta la città fino a tarda sera e posso dire di avere visto situazioni di degrado e potenziale pericolo, ma nessuna presenza delle forze dell'ordine. Personalmente sono contrario alle ronde stile "giustiziere della notte", ma se vengono segnalati episodi di "insicurezza" chi di dovere deve intervenire. Per il resto le parole del sindaco sono bellissime, ma troppo, troppo politiche.Commento di Gianmarco scritto il Luglio 14, 12:32
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Reggi No al reato di clandestinita, inutile persecuzione
Commento di Roberto Montanari scritto il Luglio 7, 17:22