IL RUOLO DEI COMUNI
NELL’AMBITO DEL SISTEMA NAZIONALE DI PROTEZIONE CIVILE
Roma, 17 febbraio 2010 - Intervento del Vice Presidente ANCI
Vi ringrazio dell’invito e mi scuso con tutti voi ma purtroppo altri impegni
istituzionali non mi hanno permesso di partecipare a questo vostro
appuntamento e tuttavia vorrei che vi arrivassero alcune mie considerazioni
sul tema che considero particolarmente importante.
Innanzitutto voglio subito sgombrare il campo da possibili equivoci di sorta.
Qui non si tratta di esprimere giudizi di valore sulla Protezione Civile
Nazionale e sul Capo Dipartimento della Protezione Civile il cui impegno e
professionalità dimostrata sul campo ha permesso e permette di avere una
delle migliori organizzazioni a livello europeo ed internazionale.
Al tempo stesso e con la medesima nettezza voglio ricordare, come è noto,
che già a metà dicembre l’Associazione Nazionale Comuni Italiani è stata tra
i primi ad esprimere un disagio alla lettura del testo di un decreto riguardante
l’avvio di una società per azioni denominata Protezione Civile SpA.
Disagio manifestato in primo luogo per il metodo adottato. Procedere per
decreto a fine anno con l’introduzione di nuove disposizioni sulla Protezione
Civile è stato un po’ entrare a gamba tesa in una materia così delicata.
Abbiamo subito chiesto di stralciare questa parte dal decreto e poter avviare
un confronto tra Governo, Regioni e Comuni. Adesso, che da più parti arriva
la richiesta di questa maggiore riflessione sul tema, noi diciamo al
Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, di cui va
apprezzata la presa di posizione, che eravamo e siamo pronti ad affrontare il
tema di come fornire maggiori strumenti anche operativi alla Protezione
Civile Nazionale se è necessario.
Vorrei però sottolineare come le forti perplessità sulla nascita di una nuova
societa’ denominata Protezione Civile SpA, controllata dal Ministero del
Tesoro o dalla stessa Presidenza del Consiglio (nelle versioni più recenti del
decreto) e finalizzata alla gestione delle attivita’ di emergenza e per la
realizzazione dei grandi eventi, veniva e viene formulata anche per il
particolare ruolo di garanzia che la Protezione Civile italiana ha tentato di
assicurare in questi anni, mettendo al centro l’efficacia degli interventi ed
evitando inefficienze e duplicazioni di funzioni ed esercitando invece quella
funzione di coordinamento che è il vero punto di forza del nostro sistema.
Rimaniamo della convinzione che la Protezione civile funziona in emergenza
perché il modello organizzativo del Sistema è basato sul principio di
sussidiarietà, in un'ottica di sinergia, intersettorialità e partecipazione
coordinata a livello nazionale, regionale e locale.
Permettetemi di evidenziare qui un aspetto che spesso i riflettori accesi solo
a seguito di una emergenza o di un evento non permettono di focalizzare
bene. Sarebbe infatti sbagliato pensare che il Sistema di Protezione Civile
non sia migliorabile e crediamo in tal senso che ancora tanto sia da fare.
Innanzitutto a livello locale, prevedendo ad esempio la gestione associata
dei servizi di protezione civile e una preparazione sul territorio che segni il
passaggio da una logica dell'emergenza a quella della prevenzione.
Crediamo sia fondamentale che in ambito regionale si condividano le
esigenze e una scala di priorità dei territori, definendo nel contempo i
criteri più corretti di riparto delle risorse disponibili e assicurando la
trasparenza nel loro utilizzo oltre a garantire una formazione continua degli
operatori ed una informazione ai cittadini.
Riparto delle risorse che pensiamo non debba essere un finanziamento a
pioggia sui 8000 Comuni, quanto invece la possibilità di avere delle sedi
dove insieme stabilire una programmazione anche sulla base di una scala
delle priorità condivisa.
Passare dalla cultura dell'emergenza a quella della prevenzione, significa
secondo noi rafforzare il sistema di Protezione Civile, rendendolo più
snello e flessibile e improntandolo ad accordi istituzionali. In tal senso si
muove anche il Protocollo d'Intesa siglato tra Anci e Dipartimento
Nazionale di Protezione Civile, che prevede proprio la definizione di linee
guida condivise e formulate d'intesa con le Regioni.
In questi mesi l'Anci ha avviato un proficuo percorso di condivisione e
collaborazione tra i vari Comuni e le città metropolitane, nonché fra Comuni e
Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, raccogliendo una serie di
indicazioni preziose: in particolare, è emersa con forza la necessità di una
nuova stagione di concertazione, per garantire servizi adeguati di Protezione
Civile sul territorio, articolandoli in modo capillare e considerando il Fondo
Regionale di Protezione Civile come motore del Sistema Nazionale.
Lo stesso Fondo, bisogna dirlo, che non è stato rifinanziato dal Governo né
durante il 2009 né tantomeno per il 2010.
Da tempo chiediamo che sulla Protezione Civile non possono essere esclusi
i Sindaci. Ma i dati, purtroppo, dicono il contrario. Bertolaso ricorda che i
Sindaci sono i responsabili della protezione civile sul territorio. I Sindaci si
chiedono però come mai non hanno titolo ad esprimere priorità, esigenze,
partecipare ai criteri di riparto delle risorse sulla protezione civile? Sono i
responsabili sul territorio della protezione civile e non possono però
partecipare alla programmazione delle attività della stessa Protezione
Civile?
Da tempo abbiamo denunciato questa situazione e proposto delle linee
guida. Un documento che sottolinea l’esigenza di investire sulla prevenzione
dei rischi e sulla preparazione all’emergenza. Sono tre le parole d’ordine per
i Sindaci: Prevenzione, prevenzione e ancora prevenzione.
Pensiamo che il Sistema di protezione civile che indica i Sindaci quali
responsabili della protezione civile sul territorio sia giusto ed ispirato al
principio di sussidiarietà che ha fatto del Sistema della Protezione Civile in
Italia un modello di riferimento. Ma non è ancora del tutto realizzato. Forse è
arrivato il momento di realizzarlo davvero e concentrarsi su questo invece
che su altri aspetti che magari hanno impegnato impropriamente il Sistema
su aspetti che di emergenza non avevano nulla o nella migliore delle ipotesi
quasi nulla.
Abbiamo chiesto da tempo e più volte, l’ultima nel dicembre scorso con una
lettera del Presidente Chiamparino indirizzata al Presidente del Consiglio
On. Berlusconi, ai diversi Ministri, dall’On. Zaia al Ministro dell’Interno On.
Maroni e allo stesso Sottosegretario Bertolaso affinché si dedicasse una
seduta straordinaria della Conferenza Unificata al tema della Protezione
Civile per mettere al centro dell’attenzione di noi tutti l’efficienza di una
macchina che possa essere sempre più impegnata sul territorio nelle attività
di preparazione all’emergenza e di prevenzione coinvolgendo i Comuni e le
strutture territoriali e meno distratta da altri eventi.
Un lavoro quotidiano, a riflettori spenti che crediamo sia estremamente utile
per il nostro Paese così bello ma anche così maledettamente fragile, come
sappiamo e come ci viene confermato dall’anno appena trascorso
contrassegnato da eventi sismici, di dissesto idrogeologico, ecc..
Un lavoro che permettetemi di ripetere quanto è stato detto dal Presidente
della Repubblica On. Giorgio Napoletano, è la vera grande opera che
dobbiamo realizzare nel nostro Paese.
Mettere in sicurezza le nostre città, le situazioni più a rischio, permetterebbe
anche di realizzare quella “grande opera” nel senso di realizzare interventi
significativi in un momento in cui l’economia nazionale inserita in un contesto
di vera e propria “crisi” avrebbe davvero bisogno di un cambio di marcia, di
un rilancio con significativi investimenti da parte pubblica tali da poter far
circolare di nuovo denaro, far ripartire le imprese e progressivamente
rilanciare l’occupazione del nostro Paese.
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