25 Gennaio

"Ora il centrodestra non s'illuda di risolvere questa situazione con il voto, occorrono le riforme"

Roberto Reggi commenta la caduta del governo dopo la sfiducia al Senato: "Prodi è stato un combattente, il suo governo ha pagato fin dall'inizio l'ipoteca di una maggioranza troppo risicata. Ora bisogna cambiare almeno la legge elettorale"

A poche ore dalla caduta del governo di Romano Prodi, il sindaco di Piacenza riflette su quanto accaduto e sugli scenari futuri, dando atto alla correttezza del comportamento del Presidente del Consiglio dimissionario. "Nella confusione degli ultimi giorni - sostiene Reggi - non si può che riconoscere la tempra del combattente a Prodi, che ha lottato fino all'ultimo con tenacia e trasparenza in difesa del suo esecutivo. Questo governo ha scontato fin dall'inizio del suo operato l'ipoteca di una scarsissima maggioranza al Senato, tutta la sua azione è stata condizionata da questa difficoltà permanente. Nonostante tutto, bisogna dire che il governo di centrosinistra ha fatto cose buone, in particolare ha agito per il risanamento del paese, ha recuperato una forte quota di evasione fiscale. Tuttavia le aspettative della gente erano molto più alte, da amministratore so quanto sono esigenti i cittadini, ed è anche per questo che si è diffuso un senso di delusione". Che fare ora, nel bel mezzo della crisi? Per Reggi le elezioni anticipate non sono la soluzione migliore. "Spero che il centrodestra - dice - non ceda al miraggio di rimediare a tutti i problemi del nostro paese e del nostro sistema istituzionale con il voto, per conquistare la maggioranza e governare in questo quadro. Quanto è successo è la dimostrazione che non si può più andare avanti senza riforme, a partire dalla legge elettorale: va cambiata perchè è la causa dei molti mali che abbiamo patito negli ultimi mesi".

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1 Commenti

Ora il centrodestra non silluda di risolvere questa situazione con il voto, occorrono le riforme  

Siamo arrivati alla fine. Il suicidio annunciato 
del “centrosinistra” si è compiuto. Cause ed effetti 
erano largamente prevedibili e previsti. Veltroni, 
con le sue scelte catastrofiche, ha soltanto 
accelerato e portato a compimento un processo 
autodistruttivo fatto di analisi sbagliate, di 
opportunismi antichi e di cecità totale sul degrado 
morale, politico, sociale e di costume dell’Italia e 
delle sue classi dirigenti. La decisione veltroniana 
di rinunciare persino a costruire una compagine da 
contrapporre a Berlusconi è il punto terminale di 
una politica fellona e direttamente 
filoberlusconiana che sarà severamente giudicata dal 
paese. Il centrosinistra e la sinistra pagano caro 
il prezzo d’una profonda contraddizione: si sono 
trovati uniti con l’unico motivo di contrapporsi a 
Berlusconi e, una volta vinto, hanno occultato 
la “ragione politica” della loro stessa Unione con 
velleità programmatiche inconciliabili e 
rivendicazioni identitarie. Hanno tradito i loro 
elettori. Non si sono neppure posti il compito 
di “blindare” le regole democratiche, lasciandole 
quindi in balìa dei colpi di mano della futura 
maggioranza. In più, alla debolezza strategica si è 
aggiunta l’incapacità manifesta di azione di 
governo. Sono riusciti ad apparire e, nei casi 
peggiori, perfino ad agire alla stregua dei 
Calderoli, dei Castelli e dei Lunardi. Berlusconi 
vince non perché ha conquistato politicamente il 
paese, ma perché il berlusconismo ha impregnato di 
sé la logica e i comportamenti delle attuali classi 
dirigenti del centro sinistra e della sinistra 
italiana. Il colpo di grazia è venuto dalla farsa 
del Partito democratico che si è dimostrato né 
partito né democratico, ma solo una caricatura senza 
riferimenti internazionali, dove si pretende che 
convivano il clericalismo più gretto e un laicismo 
solo di facciata, velleitarismi e opportunismi di 
destra e di sinistra. Il tutto subalterno 
all’egemonia ideologica di Ferrara e del 
cattocomunismo più arretrato. Veltroni, da vero 
autocrate, solo dopo le Primarie, ha rivelato la sua 
vera strategia 1) portando a termine il processo di 
legittimazione del berlusconismo e quindi liquidando 
definitivamente per l’oggi e per il domani la 
ragione d’essere di questo governo e della sua 
coalizione; 2) tentando di chiudere la stagione 
bipolare, come se Berlusconi non esistesse più e la 
destra fosse effettivamente divisa, con proposte che 
ogni giorno contraddicevano quelle del giorno 
precedente; 3) mettendosi d’accordo con l’avversario 
per distruggere o assimilare i rispettivi alleati; 
4) auto-isolandosi per impedire anche l’ipotesi 
d’una futura coalizione di centro-sinistra. Una 
politica incosciente e irresponsabile. I risultati 
si vedono. Il “centrosinistra” è un esercito in 
rotta. Le possibilità future sono minime e passano 
attraverso immediate scelte politiche tanto logiche 
e necessarie quanto improbabili: tutti i 
responsabili di questa débacle, da Veltroni a 
D’Alema, da Rutellli a Fassino, da Bertinotti allo 
stesso Prodi, dovrebbero riconoscere il loro 
fallimento e compiere precipitosamente mille passi 
indietro, e una nuova classe dirigente dovrebbe 
ricostruire in fretta un rinnovato fronte 
antiberlusconiano, presentandosi agli elettori senza 
troppe velleità programmatiche ma con precisi 
obiettivi di restaurazione democratica e di bonifica 
del costume politico nazionale. 

Commento di CAPRA ALBERTO scritto il Febbraio 1, 10:39


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