25 Aprile

"Una certa Resistenza non è mai finita"

Il sindaco Roberto Reggi, dal palco delle celebrazioni della Liberazione, cita Enzo Biagi: parole che attualizzano la lezione venuta da coloro che, 62 anni fa, imbracciarono un fucile per riconquistare la libertà

Una piazza Cavalli colma di gente ha ascoltato i discorsi ufficiali delle autorità nel corso delle celebrazioni per il 25 aprile. Dopo l'intervento del presidente della Provincia Gianluigi Boiardi, la locuzione è stata letta dal sindaco Roberto Reggi. Tante le citazioni nel suo intervento: non solo i padri della patria come Pietro Calamandrei e il premio Nobel Salvatore Quasimodo, ma anche un sacerdote come don Tonino Bello e Pier Paolo Pasolini. E le parole scritte solo qualche giorno fa dal decano dei giornalisti italiani, Enzo Biagi, già partigiano: “Una certa Resistenza non è mai finita. C’è sempre da resistere a qualcosa, a certi poteri, a certe promesse, a certi servilismi. Il revisionismo a volte mi offende: in quei giorni ci furono anche pagine poco onorevoli; e molti di noi delle brigate partigiane erano raccogliticci. Ma nella Resistenza c’è il riconoscimento di una grande dignità. Cosa sarebbe stata l’Italia, agli occhi del mondo, se a prevalere fosse stata la repubblica di Salò?”.




- Autorità civili, militari e religiose,

- Rappresentanti delle Associazioni combattentistiche,
- Cittadini,
In questa giornata d’aprile, nel cuore della nostra piazza che è simbolo di democrazia e partecipazione, celebriamo il 62° anniversario della Liberazione d’Italia dal regime nazifascista, ma anche le radici profonde del nostro senso di appartenenza alla Nazione.
Vorrei iniziare questo viaggio nella memoria, con l’orgoglio del Sindaco che veste la fascia tricolore e con l’emozione del cittadino, di fronte al ricordo di un passato che nessuno può né deve cancellare, prendendo in prestito le parole che Pietro Calamandrei usò nel suo “Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza”: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità, andate lì con il pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.
E proprio la Costituzione dev’essere la Bibbia civile di ogni rappresentante delle istituzioni, di ogni cittadino che sceglie di impegnarsi in politica, degli studenti chiamati a costruire il futuro del nostro Paese, di tutte le persone che desiderano vivere attivamente e consapevolmente nella propria collettività. Questo è ciò che la lotta partigiana, prima di tutto, ci ha insegnato: nessuno può dire, di fronte ai fenomeni che minacciano o mettono in pericolo la libertà e la democrazia, “non mi riguarda”.
Sono convinto che sia importante, oggi più che mai, partire da questa considerazione per dare, al ricordo, il significato e la connotazione che merita. Perché festeggiare il 25 aprile non è soltanto un semplice quanto doveroso gesto di omaggio nell’osservare una ricorrenza, nel deporre una corona di fiori, nel fermarsi a riflettere, con riconoscenza e commozione, di fronte ai cippi e alle lapidi che testimoniano la pagina più alta e dolorosa della nostra storia. Dev’essere invece il richiamo profondo e sincero, che coinvolge le Istituzioni e la società civile, a ripercorrere il cammino duro, sanguinoso e lacerante che ha permesso, attraverso il coraggio e la generosità nel dare se stessi di 300 mila uomini e donne, di ricostruire questo Paese dandogli un’impronta libera e democratica.
Un’impronta di pace, in cui il diritto all’espressione di una coscienza civica e politica è considerato irrinunciabile e la diversità di opinione è una ricchezza da valorizzare. Lo ha scritto Enzo Biagi nei giorni scorsi sul Corriere della Sera, definendo il 25 aprile una data che è parte essenziale della nostra storia: “Una certa Resistenza non è mai finita. C’è sempre da resistere a qualcosa, a certi poteri, a certe promesse, a certi servilismi. Il revisionismo – afferma questo maestro del giornalismo italiano – a volte mi offende: in quei giorni ci furono anche pagine poco onorevoli; e molti di noi delle brigate partigiane erano raccogliticci. Ma nella Resistenza c’è il riconoscimento di una grande dignità. Cosa sarebbe stata l’Italia, agli occhi del mondo, se a prevalere fosse stata la repubblica di Salò?”.
E’ innegabile, l’Italia partigiana meravigliosamente descritta da Beppe Fenoglio, Cesare Pavese ed Elio Vittorini, ha posto le basi per la nostra libertà. E il sacrificio dei tanti che, per un giusto ideale hanno pagato con la vita, non può essere messo in dubbio da discutibili, inaccettabili interpretazioni che vorrebbero cancellare ciò che è stato. Non c’è mai stata libertà durante il fascismo, i vent’anni di quel regime hanno prodotto soltanto arretratezza culturale, miseria e violenza.
Oggi lo ribadiamo, rendendo onore ai protagonisti di quel percorso sociale, politico e civile che ha reso possibile il superamento di quella drammatica condizione. Gli operai, che scesero in campo contro la dittatura nel marzo del '43, astenendosi dal lavoro; i militari, che dopo l'8 settembre di quell’anno si opposero al nemico e i cittadini che in ogni parte d’Italia si unirono a loro, imbracciando le armi e abbandonando le loro case per difendere il nostro futuro. Le centinaia di migliaia di deportati, che preferirono una durissima prigionia al ritorno in Italia al servizio del regime. Il popolo che spontaneamente si mobilitò e che non esitò a rischiare ciò che aveva di più caro, in primo luogo i propri affetti, per salvare e proteggere soldati e civili, prigionieri alleati fuggiti dai campi, ebrei minacciati dalla follia dello sterminio.
La lotta partigiana fu condotta strenuamente nelle pianure, nelle montagne, nell’avanzata progressiva e decisa verso le città. Piacenza, medaglia d’oro al Valor militare per la Resistenza, porta nel cuore i suoi figli caduti per la patria e per la libertà, i 926 morti e i 924 feriti che gli archivi registrano tra gli oltre 6.600 partigiani impegnati sul nostro territorio. Non dimentichiamo le donne, gli uomini, i ragazzi e le ragazze che hanno scritto il loro nome nel nostro cammino verso la democrazia: don Giuseppe Borea, Piero Bessone, Angelo Chiozza, l’umanista Luciano Bertè, Pietro Cornelli, Raffaele Cerlesi, il giovane studente universitario Giannino Bosi e l’avvocato Francesco Daveri, cui in questa giornata di festa e commemorazione sarà reso omaggio grazie all’associazione Partigiani Cristiani. Colgo dunque l’occasione per ringraziare tutte le realtà che tengono viva, con passione e dedizione, la memoria della Resistenza: oltre all’Apc, l’Anpi, la sezione giovani “Comandante Muro”, tutte le associazioni combattentistiche e dei reduci, accanto alle loro famiglie.
Riconoscere il significato e il ruolo della Resistenza significa riannodare i fili con la storia d’Italia. C’è un legame ininterrotto, tra le aspirazioni di libertà degli eroi del Risorgimento e gli ideali che mossero i protagonisti della lotta di Liberazione, perché la libertà, in questo Paese, non è stata un dono ma una conquista, pagata con il sangue di chi è caduto e con il dolore di chi è rimasto a piangere padri, madri, figli, sorelle, fratelli. Del resto, come ha scritto don Tonino Bello, anche la pace è il prodotto di un impegno, e in quanto tale “richiede lotta, sofferenza, tenacia. Esige alti costi di incomprensione e sacrificio. Non tollera atteggiamenti sedentari. Non annulla la conflittualità. Non ha molto da spartire con la banale vita pacifica. Sì, la pace, prima che traguardo, è cammino. E, per giunta, cammino in salita”.
Quanta strada hanno percorso, lungo questo cammino, i nostri partigiani? Quanta fatica, quante ferite, quante lacrime? Oggi non possiamo, né dobbiamo, evitare di porci questa domanda. Onorare il sacrificio delle donne e degli uomini della Resistenza vuol dire essere qui, in questa piazza, per ribadire ancora una volta che crediamo nella democrazia, nell’equità e nel rispetto tra le persone, nella libertà come diritto e come dovere da osservare nei confronti del prossimo. Vuol dire rifiutare ogni forma di revisionismo e rievocazione dell’ideologia nazifascista, perché la lotta di Liberazione ha cambiato per sempre l’Italia e gli italiani.
Penso all’implacabile denuncia che Salvatore Quasimodo fece, in una delle sue più struggenti e note poesie, della ferocia che aveva contraddistinto la Seconda Guerra Mondiale: “Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. Eri nella carlinga, con le ali maligne, le meridiane di morte… T’ho visto: eri tu, con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore, senza Cristo”. Beh, io sono convinto che anche grazie a ciò che la Resistenza ha costruito, nella sua ribellione mossa dall’amore e dal desiderio di onestà, oggi possiamo essere uomini di un tempo nuovo, consapevoli delle nostre radici, del nostro essere cittadini e, ciascuno nel suo impegno quotidiano, portatori di pace.
E’ doveroso, dunque, delimitare il confine tra chi lottava per la democrazia in un’Italia disfatta dalla guerra civile, e chi invece si trincerava, con l’aggressività più efferata, dietro alle ideologie nazifasciste, che nulla avevano a che vedere con ciò che tutti noi oggi vogliamo: un’Italia democratica e libera. Un’Italia in cui i giovani, i deboli e coloro che vivono i disagi e subiscono le conseguenze delle tante ingiustizie che ancora oggi esistono in questo Paese, possano finalmente dire la loro. Perché è doveroso tutelare, con responsabilità, i diritti fondamentali della persona, nati dalla Resistenza e dalla Liberazione, e mirabilmente sanciti dalla carta costituzionale. Vorrei citare, come un monito da ascoltare sempre, le parole di Pier Paolo Pasolini: "Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società".
Viva l’Italia, viva la democrazia, viva la libertà.


Scritto alle 3:39PM | Permalink | 0 Commenti [0 da approvare]

 

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